Per fare un albero ci vuole un seme di democrazia e di tutela dei diritti umani

| 6 giugno 2013 | 5 Commenti

#OCCUPYGEZI 

Per fare un albero ci vuole un seme di democrazia e di tutela dei diritti umani

Quello che state per leggere non è il resoconto di quanto sta accadendo in Turchia. O meglio non vuole essere solo un resoconto di fatti di cronaca. Quello che state per leggere è il frutto concreto di cosa significa creare e contribuire alla creazione di una rete, in particolare di una rete al femminile.

 

#OCCUPYGEZI. Ecco lo status che mi ha colpito ieri mattina. Uno status postato da Carolina sulla sua bacheca di Facebook. Carolina è una giovane giornalista con cui ho condiviso un progetto professionale e con cui sono rimasta in contatto. È una delle persone incontrate come risorse umane e che ti fa piacere sentire e seguire nel suo percorso di crescita. Tornando al suo status. Non solo faceva riferimento ai fatti di cronaca che stavano conquistando le homepage dei diversi portali d’informazione. Carolina citava Isil, un’altra giovane donna, impegnata nella rivolta al Gezi Park e che aveva avuto modo di intervistare quasi un anno fa. Ho subito pensato che fosse utile aiutare Isil a dar voce al moto di ribellione in corso. Aiutarla a far conoscere le sue ragioni e quelle delle persone che con lei rivendicano democrazia e opportunità per un presente e un futuro migliore.

 

Pari o Dispare ha sostenuto lo scorso anno un progetto di collaborazione e scambio con un gruppo di donne imprenditrici operanti in Libia. Un’esperienza – subito dopo la primavera araba – di particolare significato e che ha creato un ponte che attraversa il Mediterraneo. Da entrambe le parti sono nate curiosità e idee da sviluppare.

 

Ho ritenuto quindi che fosse giunto il momento per aprire un nuovo ponte di solidarietà e supporto dando la possibilità di far conoscere le proprie ragioni. Quello che segue è il contributo di Carolina

Seguito dal racconto di Isil. Abbiamo lasciato il testo in inglese, come lo abbiamo ricevuto.

 

Sino a quando sarà necessario Carolina e Isil – se vorranno – potranno raccontare quanto sta accadendo alle donne fidelizzate, associate e agli uomini curiosi attraverso questo sito e quello di Pari o Dispare. Concludo con le parole di un’intervista a Gianluca Nicoletti, giornalista del Sole 24 ore, postate da un amico sempre su FB (a riprova che se si utilizzano bene i social media offro riflessioni e cibo per la mente):

 

“É È l’inattivismo militante degli indivanados, quelli seduti sul divano con i tablet in mano che passano le sere a twittare sui programmi televisivi, ma se devono alzare il culo per protestare non lo fanno. Bisogna trovare forme fantasiose per non perdere la passione e lasciare che l’infelicità attecchisca consumando la capacità di sorprenderci”.

 

Su queste pagine l’inattivismo non e’ è di casa. Vengono raccolte storie, viene dato spazio ad iniziative e davanti all’impegno in prima persona raramente ci si tira in dietro.

Non aggiungiamo altro e vi lasciamo leggere Carolina e Isil.

 

Le riflessioni di Carolina*

 

Cosa sta succedendo in Turchia? Come può una manifestazione contro l’abbattimento di alberi secolari in un parco di Istanbul, provocare proteste in tutto il Paese, causando più di 1.700 arresti e oltre 2mila feriti?

La Turchia è un paese complesso, composto da una parte della popolazione, specialmente quella che vive nelle grandi città, attenta a mantenerne il carattere laico e da una parte, concentrata prevalentemente nelle zone rurali, legata alle tradizioni. Il primo ministro Recep Tayyp Erdogan, presidente del partito AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) ed eletto come musulmano moderato, ha unito politiche di liberalizzazioni e tentativi di recupero dell’identità islamica, creando molti squilibri nella società.

Lo scorso anno mentre ero a Istanbul in vacanza ho incontrato Isil Ylmaz, una giovane avvocato, impegnata nell’offrire assistenza legale gratuita alle donne in difficoltà e in altre battaglie per i diritti. Nel 2012 Erdogan ha tentato di abolire la legge sull’aborto, ma le proteste delle donne di tutto il paese, al grido di “My body, my decision” è stata così forte, da essere costretto a desistere.

Abbiamo contattato Isil per farci spiegare con i suoi occhi cosa sta accadendo.

 

Le parole di Isil 

Hi Carolina,

It all started with protection of trees in Gezi Park, Taksim. For weeks 30-40 people were gathreing Taksim in ord

er to be oppose to Recep Tayyip Erdogan’s (RTE) decision on Gezi Park. He announced a urban transformation project for Taksim without consulting anybody and in this project Gezi Park shall be turned into a mall. Therefore people opposed to it and they were trying to establish a kind initiative for protection of the Gezi Park. One day (a week ago) he instruct a firm to uproot the trees and young civils stopped the earth mover equipment and then they decided to keep guard day and night. First night was ok, but the second night around 2 a.m. police intervened and burnt their tents. When it is spreaded via social media people (including me) were very upset and we decided to go to Gezi so that we can act with solidarity. That night was really crowded and fun! I left Gezi around 11 p.m. And around 3- 5 a.m. police intervened severely again. That was the triggering event. Everybody said enough! We went to Taksim square again and we were more crowded. Our Prime Minister defined us as “bunch of looters!” but didn’t ignore us. His police attacked us again and after that almost everywhere in Turkey, people uprised. Ankara, İzmir, Adana, Diyarbakır, Antalya, Antakya, Eskisehir… In the meantime the press, tv.s (except Halk Tv) , radios (except Acik Radyo) did not mention about what’s happenning. They were silent and that made people irritated more and more. It’s been six days and in Istanbul we are in Taksim, in Besiktas (my neighborhood), in Gazi Mahallesi, etc resisting this fascist government that kills its own people. People believe that RTE hates us because we are not obedient as he wanted.

We are resisting and producing homour continuously. We are resisting at nights and going work at days after we clean the streets. We don’t hate anybody, protesters are even helping the injured police. People keep posting new status to facebook and tweet like: “I have never seen such kind people in the same square before. Everybody helping each other. Washing other’s faces after being teargased, holding strangers’ hand to help.”

It is not about trees now. It is about our fundamental rights and freedom. We want RTE’s resignation!
Best regards,
Isil

 

*Carolina Saporiti

Ha scritto una tesi in Letteratura araba sul romanziere e attivista egiziano ‘Ala al-Aswani. Legge molti romanzi, le piace l’arte contemporanea, vorrebbe essere sempre in viaggio. Dal carattere riservato ma deciso, discreto., ma Curiosacurioso, “incurante ma non indifferente” (cit). E’ È giornalista professionista.

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Commenti (5)

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  1. Logitech F540 | 26 settembre 2014
  1. indivanados scrive:

    Salve, sono il portavoce degli @indivanados.
    L’uso del termine in questo post è improprio.
    indiVAnados è termine auto-ironico per riconoscere la nostra situazione di non-attivisti ma nemmeno di passivi spettatori di reality e talent.
    Trovo l’articolo di uno snobismo insopportabile e ipocrita soprattutto perché molti lettori di questo blog sono indiVAnados anche se non lo sanno.
    Non tutti possono permettersi di scendere in piazza o fare i giornalisti come voi.
    Presi da lavoro, famiglia e vari guai rimane solo il web e la tv.
    Guardate che senza indiVAnados nessun cambiamento è possibile.
    Stay Angry Stay Tuned.
    Gabriel Ektorp

  2. Victor Aurel scrive:

    Buongiorno,
    Trovo la riflessione sul gruppo Indivanados un po’ riduttiva.
    Non si tratta di couch potatoes, ma di Persone che si informano e ritrasmettono notizie difficilmente reperibili attraverso i canali standard. Tutti noi facciamo delle scelte nella vita ed abbiamo la possibilità di confrontarci con il mondo in modo differente, a causa degli impegni e delle responsabilità prese.
    Gli Indivanados sono un gruppo attivo che ha utilizzato un nome provocatorio per attirare l’attenzione. Quella che spero possa seguire gli avvenimenti che state raccontando e che vengono puntualmente riproposti alla rete dai poltroni di Twitter. Essere attivi significa sopratutto essere informati e cercare di formarsi opinioni basate sui fatti e non sulle sensazioni, le stesse sensazioni che temo abbiano mosso il vostro piccato giudizio.

  3. carla.c scrive:

    Gentile Carolina,solo una testa pensante getta e coltiva il seme della democrazia. E’la premessa: ne conviene?
    Gli @ndivanados scherzano ma non abbassano la guardia, pungolano su ogni argomento, solidarizzano e contagiano…
    Ci legga e scoprirà fantasia, passione ed anche,si, felicità nel discutere di democrazia e diritti umani.

    PS. le offro uno scoop: qualcuno di noi è anche sceso in piazza per difendere diritti democratici (non occorrono permessi speciali..). Di certo ognuno di noi combatte nella vita reale.

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